L’intelligenza artificiale è ormai entrata anche nella scuola. La usano gli studenti e, sempre più spesso, anche i docenti.
Probabilmente, quindi, la domanda “AI sì o AI no?” ha già perso buona parte del suo significato. La domanda più interessante è un’altra: come possiamo usarla senza lasciare che inizi a pensare al posto nostro?
L’AI può essere uno strumento davvero utile. Può aiutare a sviluppare un’idea, migliorare un’attività che non ci convince e farci risparmiare tempo. Proprio questa facilità, però, rappresenta anche uno dei suoi rischi.
Una risposta immediata non è necessariamente una buona risposta
Uno degli aspetti più sorprendenti dell’intelligenza artificiale è la velocità. Facciamo una domanda e pochi secondi dopo abbiamo davanti una risposta completa e apparentemente ben costruita. È molto facile fidarsi.
Il problema è che l’AI può produrre qualcosa di perfettamente scritto ma poco interessante. Può anche fornire informazioni inesatte con un tono talmente sicuro da farle sembrare vere.
Usarla richiede quindi più senso critico, non meno. Quello che produce va letto, controllato e modificato. Se un’attività è banale, dobbiamo riconoscerlo. Se un’informazione ci sembra dubbia, dobbiamo verificarla.
L’intelligenza artificiale può generare una risposta. Decidere se quella risposta sia valida resta compito nostro.
Può essere molto utile per sviluppare un’idea
Uno degli usi più interessanti dell’AI nella didattica non consiste necessariamente nel chiederle di creare qualcosa da zero. Spesso è più efficace partire da un’attività che abbiamo già.
“Questa attività funziona, ma vorrei renderla più coinvolgente.”
“Come posso rendere questo argomento più comunicativo?”
A quel punto l’AI può suggerire alternative e aiutarci a vedere possibilità alle quali magari non avevamo pensato. La scelta, però, rimane nostra. Ed è una differenza fondamentale.
Usare l’intelligenza artificiale come spazio di confronto può essere molto utile. Consegnarle completamente la fase creativa significa invece rischiare di ottenere materiali corretti, ma impersonali.
Il rischio di diventare tutti uguali
Chi utilizza spesso l’AI comincia presto a riconoscere alcuni suoi schemi: lo stesso modo di costruire certi titoli, le stesse frasi perfettamente ordinate. Dopo un po’ tutto comincia ad assomigliarsi.
Nella didattica questo rischio non è secondario. Ogni docente ha un proprio modo di spiegare e di costruire una lezione. Ci sono attività che funzionano benissimo con una classe e molto meno con un’altra. È proprio questa componente personale che l’intelligenza artificiale non può conoscere fino in fondo.
Un materiale generato dall’AI non dovrebbe quindi essere considerato automaticamente pronto per l’uso. Deve passare attraverso il docente e va modificato finché non diventa adatto alla classe e coerente con il proprio modo di insegnare.
Altrimenti il rischio è curioso: avere a disposizione uno strumento capace di produrre possibilità quasi infinite e finire tutti per creare le stesse cose.
Il problema non riguarda soltanto gli studenti
Quando si parla di intelligenza artificiale a scuola, una delle prime preoccupazioni riguarda naturalmente gli studenti. Se ChatGPT può scrivere un testo in pochi secondi, come possiamo sapere se quel testo è realmente loro? È una domanda legittima.
Forse, però, dovremmo farcene una simile anche come docenti: quanto siamo disposti a delegare?
L’AI è comoda perché elimina una parte della fatica, e non c’è nulla di sbagliato nel risparmiare tempo. Continuare a fare manualmente qualcosa soltanto perché lo abbiamo sempre fatto sarebbe poco sensato.
Il problema nasce quando smettiamo di distinguere tra il tempo che possiamo risparmiare e quella parte di lavoro mentale che sarebbe meglio conservare. Avere immediatamente una soluzione può diventare un’abitudine. Quando sappiamo che uno strumento può darci una risposta in pochi secondi, diventa più difficile fermarsi e cercarne una nostra.
Ogni tanto, quindi, può essere utile anche chiuderlo.
E gli studenti?
Pensare di risolvere il problema semplicemente vietando ChatGPT probabilmente non è realistico. Gli studenti lo conoscono e continueranno a utilizzarlo. La vera sfida potrebbe essere insegnare loro a distinguere tra usare l’AI per imparare e usarla per evitare di imparare.
Uno studente può chiedere all’intelligenza artificiale di spiegargli perché una frase è sbagliata. Oppure può chiederle di scrivere direttamente il testo che deve consegnare.
Nel primo caso lo strumento può sostenere l’apprendimento. Nel secondo può produrre un risultato migliore senza che lo studente abbia necessariamente imparato qualcosa. È proprio questa distinzione che diventerà sempre più importante.
La competenza digitale non dovrebbe limitarsi a sapere quale pulsante premere o quale prompt scrivere. Dovrebbe comprendere anche la capacità di capire quando uno strumento ci sta aiutando e quando ci sta sostituendo.
Saper usare l’AI significa anche saperle chiedere le cose
C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato: la qualità della richiesta.
“Create a speaking activity about travel.”
Può produrre un’attività utilizzabile, ma significa lasciare all’AI quasi tutte le decisioni. Se invece specifichiamo chi sono gli studenti, quale risultato vogliamo ottenere e come immaginiamo l’attività, manteniamo molto più controllo sul risultato.
Un buon prompt non serve semplicemente a ottenere una risposta più bella. Serve a spiegare all’intelligenza artificiale che cosa vogliamo realmente da lei.
È da questa idea che nasce il mio libro AI Toolkit for English Teachers: 136 Smart Prompts: non una raccolta di comandi per lasciare che l’AI faccia il lavoro del docente, ma una serie di prompt costruiti intorno a esigenze concrete dell’insegnamento dell’inglese.
Due prompt da provare subito
Potete copiarli e utilizzarli così come sono. Il consiglio, però, è di modificarli aggiungendo le informazioni che descrivono davvero la vostra classe.
1. Migliorare un’attività che già utilizziamo
PROMPT
I am an English teacher working with [AGE] students at [CEFR LEVEL].
I already have the following classroom activity:
[PASTE OR DESCRIBE THE ACTIVITY]
I do not want you to replace it completely. Help me improve it while keeping its original learning objective.
Identify what might feel repetitive, too passive or unengaging for students of this age and level.
Redesign only the parts that need improvement so that students are more actively involved and have more opportunities to use English meaningfully.
Keep the activity realistic for a class of approximately [NUMBER] students and a lesson time of [MINUTES] minutes.
Avoid childish activities or anything that requires complicated preparation.
At the end, briefly explain what you changed and why.2. Creare uno speaking task che faccia parlare davvero gli studenti
PROMPT
Act as an experienced EFL teacher.
Create a speaking activity for [AGE] students at [CEFR LEVEL] on the topic of [TOPIC].
The main objective is to maximise meaningful student talking time.
The activity must last approximately [MINUTES] minutes and work with [PAIRS / SMALL GROUPS].
Avoid generic questions that students can answer with one sentence.
Create prompts that encourage students to react to each other and explain their opinions.
Include a short Useful Language box with expressions appropriate to their level.
The activity should require minimal teacher preparation and be realistic for an ordinary classroom.
Do not make the language unnecessarily difficult simply to match the CEFR level.Dal prompt alla classe
Questi due prompt rappresentano bene l’idea alla base di AI Toolkit for English Teachers: 136 Smart Prompts. Non si tratta di chiedere semplicemente all’intelligenza artificiale di fare qualcosa, ma di darle un contesto e stabilire i criteri che il risultato dovrebbe rispettare.
Nel Toolkit ho raccolto 136 prompt pensati specificamente per chi insegna inglese, da utilizzare come punto di partenza e personalizzare in base alle proprie esigenze.
Imparare a scrivere prompt migliori non significa delegare di più all’AI. Se fatto bene, significa esattamente il contrario: mantenere più controllo su quello che le stiamo chiedendo di fare.
AI Toolkit for English Teachers
136 Smart Prompts
Prompt da adattare per progettare attività, rivedere materiali e lavorare con l’AI in modo più consapevole.
Guarda il Toolkit su AmazonL’AI è quindi un bene o un male per la scuola?
Probabilmente nessuna delle due cose. È uno strumento.
Può aiutarci a risparmiare tempo e a sviluppare possibilità che non avevamo considerato. Può anche renderci più passivi e portarci ad accettare soluzioni già confezionate senza interrogarci abbastanza sulla loro qualità.
La differenza la farà il modo in cui sceglieremo di utilizzarla.
Forse la vera competenza che docenti e studenti dovranno sviluppare nei prossimi anni non sarà semplicemente saper usare l’intelligenza artificiale. Sarà sapere quando usarla e quando, invece, è meglio continuare a pensare con la propria testa.